sabato 6 maggio 2017

SAN FRANCESCO E LE FONTI 2723

Fonti Francescane 2723
Questi (san Francesco), finalmente, imitò gli esempi del nostro padre Abramo, uscendo spiritualmente dalla sua terra e dalla sua parentela e dalla casa di suo padre, per recarsi nella terra che il Signore gli aveva mostrato con la sua divina ispirazione. 
Per correre più speditamente verso il premio della vocazione celeste, e poter più facilmente entrare per la porta stretta, depose il bagaglio delle ricchezze terrene, conformandosi a Colui che, da ricco che era si fece povero per noi, le disperse, le diede ai poveri, perché così la sua giustizia rimanesse in eterno. 
E accostandosi alla terra della visione, sul monte che gli era stato mostrato, cioè sulla eccellenza della fede, offrì in olocausto al Signore la sua carne, che un tempo l'aveva. 
Il ingannato, come figlia unigenita, a somiglianza di Iefte, mettendovi sotto il fuoco della carità, macerando la sua carne con la fame, la sete, il freddo, la nudità, le molte veglie e i digiuni. 
E avendola così crocifissa con i vizi e le concupiscenze, poteva dire con l'Apostolo:
Io vivo ma non io, è invece Cristo che vive in me.
E veramente non viveva più ormai per se stesso, ma piuttosto per Cristo, che è morto per i nostri peccati ed è risuscitato per la nostra giustificazione, affinché non serviamo più al peccato in nessun modo.
Abbattendo anche i vizi, ingaggio virilmente battaglia contro il mondo, la carne e le potestà celesti, e rinunciando alla moglie, alla casa di campagna ed ai buoi, che tennero lontani gli invitati dalla grande cena, con Giacobbe sorse al comando del Signore e, ricevuta la grazia dello Spirito settiforme, assistito dalle otto beatitudini evangeliche, ascese attraverso i quindici gradini delle virtù, indicate misticamente nei Salmi, verso Bethel, la casa del Signore, che egli stesso aveva preparato per lui.
E là, costruito l'altare del suo cuore per il Signore, offrì su di esso gli aromi delle sue devote orazioni,
che gli angeli avrebbero portato al cospetto del Signore con le loro mani, ormai prossimo ad essere concittadino degli angeli.



venerdì 5 maggio 2017

SAN FRANCESCO E LE FONTI 155

Fonti Francescane 155
. . . "L'imitazione del Signore" . . .


Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon pastore che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce. 
Le pecore del Signore l'hanno seguito nella tribolazione e persecuzione nell'ignominia e nella fame, nella infermità e nella tentazione e in altre simili cose; e ne hanno ricevuto in cambio dal Signore la vita eterna. 
Perciò è grande vergogna per noi servi di Dio, che i santi abbiano compiuto queste opere e noi vogliamo ricevere gloria e onore con il semplice raccontarle. 



SAN FRANCESCO E LE FONTI 2129



Dalle Fonti Francescane 2129

Il ricorrere alla mensa del Signore e il chiedere l'elemosina di porta in porta è segno di grande umiltà e di ineffabile dignità e partecipazione alla stessa mensa del re della gloria.
Infatti il beato Francesco aveva appreso da Cristo che per i poveri evangelici il domandare l'elemosina per amore del Signore Iddio è grande dignità e onore incomparabile davanti a Dio e davanti agli uomini, perché nulla possiamo paragonare all'amore di Dio, di tutte le cose che sono state create nel cielo e sulla terra. 
Il Padre celeste ha creato per l'utilità degli uomini tutte le cose e per amore del suo Figlio diletto, dopo il peccato tutte sono concesse in elemosina sia per coloro che ne sono degni sia per gli indegni.
Perciò quando si domanda per amore del Signore Iddio e viene dato per amore di Cristo Gesù, suo Figlio, che per noi si è fatto povero per renderci ora ricchi con la sua povertà nella grazia e santificarci nella gloria dei beati in futuro, si può chiamarlo pane degli angeli piuttosto che cibo del corpo.
Questo dice nella sua Regola, secondo che aveva ricevuto da Cristo: « I frati non abbiano come proprio nulla, né casa, né luogo, né alcun'altra cosa. 
E come pellegrini e forestieri in questo mondo, servendo al Signore in povertà ed umiltà, vadano a chiedere l'elemosina con fiducia. 
Né c'è bisogno che si vergognino, perché il Signore si è fatto povero per noi in questo mondo.
E questo, fratelli miei carissimi, il vertice di quella altissima povertà, che vi costituisce eredi e re del regno dei cieli, facendovi poveri di cose e ricchi di virtù. 
Questa sia la vostra porzione che vi conduce alla terra dei viventi.
A questa totalmente uniti, fratelli carissimi, non vogliate aver altro mai in questa vita, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo » .









lunedì 1 maggio 2017

SAN FRANCESCO E LE FONTI 2901-2903

F.F. 2901-2903
Te veramente felice! 
Ti è concesso di godere di questo sacro convito, per poter aderire con tutte le fibre del tuo cuore a Colui, la cui bellezza è l'ammirazione instancabile delle beate schiere del cielo.
L'amore di lui rende felici, la contemplazione ristora, la benignità ricolma.
La soavità di lui pervade tutta l'anima, il ricordo brilla dolce nella memoria.
Al suo profumo i morti risorgono e la gloriosa visione di lui formerà la felicità dei cittadini della Gerusalemme celeste 
- E poiché questa visione di lui è splendore dell'eterna gloria, chiarore della luce perenne e specchio senza macchia, ogni giorno porta l'anima tua, o regina, sposa di Gesù Cristo, in questo specchio e scruta in esso continuamente il tuo volto, perché tu possa così adornarti tutta all'interno e all'esterno, vestita e circondata di varietà, e sii parimenti adorna con i fiori e le vesti di tutte le virtù, come conviene a te, figlia e sposa carissima del sommo Re.
- In questo specchio poi rifulgono la beata povertà, la santa umiltà e l'ineffabile carità; e questo tu potrai contemplare, con la grazia di Dio, diffuso su tutta la superficie dello specchio.




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SAN FRANCESCO E LE FONTI 2892

 F.F. 2892
Perché è ormai chiaro che l'anima dell'uomo fedele, che è la più degna di tutte le creature, è resa dalla grazia di Dio più grande del cielo.
Mentre, infatti, i cieli con tutte le altre cose create non possono contenere il Creatore, l'anima fedele invece, ed essa sola, è sua dimora e soggiorno, e ciò soltanto a motivo della carità, di cui gli empi sono privi.   È la stessa Verità che lo afferma:
«Colui che mi ama, sarà amato dal Padre mio, e io pure lo amerò; e noi verremo a lui e porremo in lui la nostra dimora».




SAN FRANCESCO E LE FONTI 2845 - 2847

. Testamento di Santa Chiara
. F.F. 2845 - 2847
Ammonisco ed esorto nel Signore Gesù Cristo tutte le sorelle, presenti e future, che si studino sempre di imitare la via della santa semplicità, dell'umiltà e della povertà, ed anche l'onestà di quella santa vita, che ci fu insegnata dal beato padre nostro Francesco fin dal principio della nostra conversione a Cristo.
Per mezzo di queste virtù, e non per i nostri meriti, ma per la sola misericordia e grazia del Donatore lo stesso Padre delle misericordie, effondano sempre il profumo della loro buona fama su quelle che sono lontane, come su quelle che sono vicine.
E amandovi a vicenda nell'amore di Cristo, quell'amore che avete nel cuore, dimostratelo al di fuori con le opere, affinché le sorelle, provocate da questo esempio, crescano sempre nell'amore di Dio e nella mutua carità.



SAN FRANCESCO E LE FONTI 3209-3210

F.F. 3209 - 3210
Quanto intenso fu l'amore devoto di santa Chiara verso il Sacramento dell'altare, lo dimostrano i fatti. Poiché, in quella grave malattia che la confinò al giaciglio, si faceva sollevare e sorreggere dietro con sostegni: e, stando seduta, filava tessuti delicatissimi.
Da questi tessuti ricavò più di cinquanta paia di corporali e, racchiusili in buste di seta o di porpora li destinava a varie chiese per la piana e per i monti d'Assisi.
Quando poi stava per ricevere il Corpo del Signore, versava prima calde lacrime e, accostandosi quindi
con tremore, temeva Colui che si nasconde nel Sacramento non meno che il Sovrano del cielo e della terra.