lunedì 17 ottobre 2016

SAN FRANCESCO E LE FONTI 2125



F.F. 2125 

Io infatti ho domandato al Padre mio che mi concedesse in questa ultima ora un popolo poverello, umile, mite e mansueto, che fosse in tutto simile a me nella povertà e nell'umiltà e fosse felice di possedere me solo, e che io potessi trovare in questo popolo riposo e abitazione, come il Padre mio ha riposo e abitazione in me: ed egli ha riposo e dimora in me, come io rimango e riposo nel Padre mio e nel suo Spirito.
E il Padre mio mi ha dato te, assieme a tutti coloro che per mezzo tuo aderiranno a me con tutto il cuore e con fede non finta e carità perfetta:
Io li reggerò e pascolerò e saranno figli per me, ed io sarò loro Padre.
E chi accoglierà voi, accoglierà me;
chi perseguiterà voi,perseguiterà e disprezzerà me.
Ma su quanti vi perseguiteranno e disprezzeranno starà il mio giudizio e su quanti vi accoglieranno e benediranno rimarrà la mia benedizione.
Sia tua regola il mio Vangelo e tua vita la mia vita.
La mia croce sia il tuo riparo 
e il mio amore la tua vita;
la mia morte tua speranza e resurrezione;
gli obbrobri, le bestemmie e le derisioni rivolte contro di me, siano onore, benedizione e tua raccomandazione.
Sia tua vita, gaudio e gloria sostenere la morte e i tormenti per me.
Nulla voler possedere sotto il cielo, sia tua eredità e tua ricchezza.
Tua sublimità, refrigerio con esaltazione sia umiliarti davanti a tutti e godere di essere afflitto e vilipeso per il mio nome. ..... 

SAN FRANCESCO E LE FONTI 1173

F.F. 1173 Partì, dunque, prendendo con sé un compagno, che si chiamava Illuminato ed era davvero illuminato e virtuoso. Appena si furono avviati, incontrarono due pecorelle, il Santo si rallegrò e disse al compagno: "Abbi fiducia nelSignore, fratello, perché si sta realizzando in noi quella parola del Vangelo: "Ecco, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi".Avanzarono ancora e si imbatterono nelle sentinelle saracene, che, slanciandosi come lupi contro le pecore, catturarono i servi di Dio e, minacciandoli di morte, crudelmente e sprezzantemente li maltrattarono, li coprirono d'ingiurie e di percosse e li incatenarono. Finalmente, dopo averli malmenati in mille modi e calpestati, per disposizione della divina provvidenza, li portarono dal Sultano, come l'uomo di Dio voleva. Quel principe incominciò a indagare da chi, e a quale scopo e a quale titolo erano stati inviati e in che modo erano giunti fin là. Francesco, il servo di Dio, con cuore intrepido rispose che egli era stato inviato non da uomini, ma da Dio Altissimo, per mostrare a lui e al suo popolo la via della Salvezza e annunciare il Vangelo della Verità. E predicò al Soldano il Dio Uno e Trino e il Salvatore di tutti, Gesù Cristo, con tanto coraggio, con tanta forza e tanto fervore di spirito, da far vedere luminosamente che si stava realizzando con piena verità la promessa del Vangelo: "Io vi darò un linguaggio e una sapienza a cui nessuno dei vostri avversari potrà resistere o contraddire".



SAN FRANCESCO E LE FONTI 167

Un uccellino si posa nelle sue mani. 
FF167 . Francesco stava attraversando su una piccola barca il lago di Rieti, diretto all’eremo di Greccio e un pescatore gli fece omaggio di un uccellino acquatico, perché se ne rallegrasse nel Signore.
Il Padre lo prese con piacere e, aprendo le mani, lo invitò con bontà a volersene andare liberamente. Ma l’uccellino rifiutò, accovacciandosi nelle sue mani come dentro a un nido. Il Santo rimase con gli occhi alzati in preghiera e poi, dopo un lungo tempo, ritornato in sé stesso come da lontano, gli ordinò di riprendere senza timore la libertà di prima.
E l’uccellino, avuto il permesso con la benedizione, se ne volò via, dando col movimento del corpo segni di gioia.



 

lunedì 3 ottobre 2016

SAN FRANCESCO E LE FONTI 1386-1390

Transito di san Francesco🔹
Leggenda Minore
Lezione III - VI
Fonti Francescane 1386 - 1390
Egli, (san Francesco) del resto, aveva conosciuto molto tempo prima il momento del suo transito.
Quando il giorno della morte fu imminente, disse ai frati che presto doveva deporre il tabernacolo del proprio corpo, come gli era stato mostrato da Cristo.
Erano passati due anni dall' impressione delle stimmate e vent'anni dalla sua conversione.
Egli chiese che lo portassero a Santa Maria della Porziuncola:
Voleva pagare il suo debito alla morte e avviarsi al premio della ricompensa eterna, proprio là dove, ad opera della Vergine Madre di Dio, aveva concepito lo spirito di perfezione e di grazia.
Condotto al luogo predetto, per mostrare con l'autenticità dell'esempio che nulla egli aveva in comune col mondo, durante quella malattia che mise fine a ogni infermità, si pose tutto nudo sulla terra: voleva, in quell'ora estrema, lottare nudo con il nemico nudo.
Giacendo, così denudato, nella polvere della terra, I'atleta di Cristo con la mano sinistra ricoprì la ferita del fianco destro, che non si vedesse, e, levata al cielo, secondo il suo solito, la serena faccia, tutto teso a quella gloria, incominciò a magnificare l'Altissimo, perché (sciolto da tutto) liberamente ormai stava per passare a Lui.
Finalmente, quando sovrastava ormai l'ora del suo trapasso, fece venire a sé tutti i frati che dimoravano nel luogo e, consolandoli della sua morte con parole carezzevoli, li esortò con affetto paterno all'amore di Dio.
Inoltre lasciò loro in testamento, per diritto di successione, il possedimento della povertà e della pace e li ammonì premurosamente a tenersi fissi alle realtà eterne e a premunirsi contro i pericoli di questo mondo; li indusse, con le parole più efficaci che poté, a seguire perfettamente le orme di Gesù crocifisso.
E mentre i figli stavano tutt'intorno a lui, il patriarca dei poveri, con gli occhi ormai offuscati, non per la vecchiaia ma per le lacrime, I'uomo santo, quasi cieco e ormai prossimo a morire, incrociò le braccia e stese su di loro le mani in forma di croce (aveva sempre amato questo gesto) e benedisse tutti i frati, presenti e assenti, nella potenza e nel nome del Crocifisso.
Chiese, poi, che gli venisse letto il Vangelo secondo Giovanni, a incominciare dal versetto:
Prima del giorno della Pasqua: voleva sentire in esso la voce del Diletto che bussava, dal quale lo divideva ormai soltanto la parete della carne. Finalmente, siccome si erano compiuti in lui tutti i misteri, pregando e salmeggiando l'uomo beato s'addormentò nel Signore. 
E quell'anima santissima, sciolta dalla carne, venne sommersa nell'abisso della chiarità eterna.
In quello stesso momento uno dei suoi frati e discepoli veramente famoso per la sua santità, vide quell'anima beata salire direttamente in cielo: aveva la forma di una stella fulgentissima, e una nuvoletta candida la sollevava al di sopra di molte acque: quell'anima, fulgida per il candore della coscienza e risplendente di meriti, veniva portata in alto dalla sovrabbondanza della grazia e delle virtù deiformi; perciò non si poteva, per lei, neppure un poco, ritardare la visione della luce celeste e della gloria.
Così pure: I'allora ministro dei frati nella Terra di Lavoro, che si chiamava Agostino, uomo caro a Dio, si trovava in punto di morte.
Pur avendo perso ormai da tempo la parola, improvvisamente esclamò, in modo che tutti i presenti lo sentirono: "Aspettami, Padre, aspetta! 
Ecco: sto già venendo con te!" Siccome i frati chiedevano, stupiti, a chi stava parlando in quella maniera, egli affermò di vedere il beato Francesco che stava andando in cielo; e subito, detto questo, anche lui felicemente spirò.
Nella medesima circostanza, il vescovo d'Assisi si trovava al santuario di San Michele sul monte Gargano:
il beato Francesco gli apparve, tutto lieto, nel momento del suo transito e gli disse che stava lasciando il mondo per passare gioiosamente in cielo.
Al mattino, il vescovo, alzatosi, raccontò ai compagni quanto aveva visto e, ritornato ad Assisi indagò sollecitamente e riscontrò con certezza che il beato Padre era uscito da questa vita nel momento in cui glielo aveva notificato per visione.




giovedì 22 settembre 2016

SAN FRANCESCO E LE FONTI 1121-1122

 Fonti Francescane 1121-1122
(San Francesco) Insegnava, avendolo appreso per rivelazione, che il primo passo nella santa religione consiste nel realizzare quella parola del Vangelo: 
Se vuoi essere perfetto, va, vendi tutto quello che hai e dàllo ai poveri.
Perciò ammetteva all'Ordine solo chi aveva rinunciato alla proprietà e non aveva tenuto assolutamente nulla per sé. 
Così faceva, in omaggio alla parola del Vangelo, ma anche per evitare lo scandalo delle borse private.
Un tale della Marca Anconitana gli chiese di accettarlo nell'Ordine e il vero patriarca dei poveri gli rispose: 
"Se vuoi unirti ai poveri di Cristo, distribuisci le cose tue ai poveri del mondo"
Ciò udito, quello se ne andò e, guidato dall'amor carnale, donò i suoi beni ai suoi parenti, e niente ai poveri.
Quando il Santo sentì da lui quel che aveva fatto, lo trafisse con questo duro rimprovero:
" Va per la tua strada, frate mosca, perché non sei ancora uscito dalla tua casa e dalla tua parentela.
Hai dato le cose tue ai tuoi consanguinei e hai defraudato i poveri: non sei degno di appartenere ai poveri di elezione. Hai incominciato dalla carne; hai messo al tuo edificio spirituale un fondamento rovinoso ".Quell'uomo animale ritornò dai suoi, reclamò le cose sue e non volendo lasciarle ai poveri, abbandonò ben presto il proposito di darsi alla virtù.



 
poveri di elezione. 
Hai incominciato dalla carne; hai messo al tuo edificio spirituale un fondamento rovinoso ".
Quell'uomo animale ritornò dai suoi, reclamò le cose sue e non volendo lasciarle ai poveri, abbandonò ben presto il proposito di darsi alla virtù.

SAN FRANCESCO E LE FONTI 1051



 


Fonti Francescane 1051
Nella chiesa della Vergine Madre di Dio dimorava, dunque, il suo servo Francesco e supplicava insistentemente con gemiti continui Colei che concepì il Verbo pieno di grazia e di verità, perché si degnasse di farsi sua avvocata.
E la Madre della misericordia ottenne con i suoi meriti che lui stesso concepisse e partorisse lo spirito della verità evangelica.
Mentre un giorno ascoltava devotamente la messa degli Apostoli, sentì recitare il brano del Vangelo in cui Cristo, inviando i discepoli a predicare, consegna loro la forma di vita evangelica, dicendo: Non tenete né oro né argento né denaro nelle vostre cinture, non abbiate bisaccie da viaggio, né due tuniche né calzari, né bastone.
Questo udì, comprese e affidò alla memoria l'amico della povertà apostolica e, subito, ricoImo di indicibile letizia, esclamò:
"Questo è ciò che desidero questo è ciò che bramo con tutto il cuore! ".
Si toglie i calzari dai piedi; lascia il bastone; maledice bisaccia e denaro e, contento di una sola tonachetta, butta via la cintura e la sostituisce con una corda e mette ogni sua preoccupazione nello scoprire come realizzare a pieno le parole sentite e adattarsi in tutto alla regola della santità, dettata agli apostoli.

SAN FRANCESCO E LE FONTI 640

Fonti Francescane 640
Nessuno deve meravigliarsi se questo profeta del nostro tempo si distingueva per tali privilegi :
Il suo intelletto, libero dalla nebbia densa delle cose terrene e non più soggetto alle lusinghe della carne, saliva leggero alle altezze celesti e si immergeva puro nella luce.
Irradiato in tal modo dallo splendore della luce eterna, attingeva dalla Parola increata ciò che riecheggiava nelle parole. 
Oh, quanto siamo diversi oggi, noi che avvolti dalle tenebre ignoriamo anche le cose necessarie !
E quale la causa, se non perché siamo amici della carne ed anche noi ci imbrattiamo di mondanità.Se invece assieme alle mani innalzassimo i nostri cuori al cielo, se stabilissimo la nostra dimora nei beni eterni, verremmo forse a conoscere ciò che ignoriamo : Dio e noi stessi.
Chi vive nel fango, vede necessariamente solo fango; mentre non è possibile che l'occhio fisso al cielo non comprenda le realtà celesti.