" ...siccome ( San Francesco) faceva moltissime rivelazioni, che trascendevano le capacità dell'intelletto umano, i frati dovettero riconoscere che lo Spirito del Signore si era posato in tutta la sua pienezza sopra il suo servo Francesco: perciò la cosa più sicura per loro era seguire la sua dottrina e la sua vita. Dopo questi avvenimenti, Francesco, pastore del piccolo gregge, ispirato dalla grazia divina, condusse i suoi dodici frati a Santa Maria della Porziuncola, perché voleva che l'Ordine dei minori crescesse e si sviluppasse, sotto la protezione della Madre di Dio, là dove, per i meriti di lei, aveva avuto inizio. Là, inoltre, divenne araldo del Vangelo. Incominciò, infatti, a percorrere città e villaggi e ad annunziarvi il regno di Dio, non basandosi sui discorsi persuasivi della sapienza umana, ma sulla dimostrazione di spirito e di potenza. A chi lo vedeva, sembrava un uomo dell'altro mondo: uno che, la mente e il volto sempre rivolti al cielo, si sforzava di attirare tutti verso l'alto. Da allora la vigna di Cristo incominciò a produrre germogli profumati del buon odore del Signore, e frutti abbondanti con fiori soavi di grazia e di santità"
martedì 3 maggio 2016
SAN FRANCESCO E LE FONTI 2125
"
Io infatti ho domandato al Padre mio che mi concedesse in questa ultima ora un popolo poverello, umile, mite e mansueto, che fosse in tutto simile a me nella povertà e nell'umiltà e fosse felice di possedere me solo, e che io potessi trovare in questo popolo riposo e abitazione, come il Padre mio ha riposo e abitazione in me: ed egli ha riposo e dimora in me, come io rimango e riposo nel Padre mio e nel suo Spirito. E il Padre mio mi ha dato te, assieme a tutti coloro che
io li reggerò e pascolerò e saranno figli per me, ed io sarò loro Padre (Cfr Ez 34,11ss). E chi accoglierà voi, accoglierà me (Cfr Mt 10,40); chi perseguiterà voi, perseguiterà e disprezzerà me (Cfr Lc 10,16). Ma su quanti vi perseguiteranno e disprezzeranno starà il mio giudizio e su quanti vi accoglieranno e benediranno rimarrà la mia benedizione. Sia tua regola il mio Vangelo e tua vita la mia vita. La mia croce sia il tuo riparo e il mio amore la tua vita; la mia morte tua speranza e resurrezione; gli obbrobri, le bestemmie e le derisioni rivolte contro di me, siano onore, benedizione e tua raccomandazione. Sia tua vita, gaudio e gloria sostenere la morte e i tormenti per me. Nulla voler possedere sotto il cielo, sia tua eredità e tua ricchezza. Tua sublimità, refrigerio con esaltazione sia umiliarti davanti a tutti e godere di essere afflitto e vilipeso per il mio nome".
SAN FRANCESCO E LE FONTI 277
““Rapisca,Signore,l'ardente
forza del tuo amore
la mente mia da tutte le cose
che sono sotto il cielo, perchè io mi degni di morire
per amore dell'amor tuo,
come Tu ti sei degnato di morire
per amore dell'amor mio.”
FF 277
forza del tuo amore
la mente mia da tutte le cose
che sono sotto il cielo, perchè io mi degni di morire
per amore dell'amor tuo,
come Tu ti sei degnato di morire
per amore dell'amor mio.”
FF 277
Parole di san Francesco
domenica 1 maggio 2016
SAN FRANCESCO E LE FONTI 1052
Francesco, "...predicava la salvezza e, con le sue ammonizioni salutari, riconciliava in un saldo patto di vera amicizia moltissimi, che prima, in discordia con Cristo, si trovavano lontani dalla salvezza". FF 1052
venerdì 29 aprile 2016
DALLE FONTI FRANCESCANE 88
DALLE FONTI FRANCESCANE 88
REGOLA BOLLATA
[88] 1 Quei frati ai quali il Signore ha concesso la grazia di lavorare, lavorino con fedeltà e con devozione 2 così che, allontanato l’ozio, nemico dell’anima, non spengano lo spirito della santa orazione e devozione, al quale devono servire tutte le altre cose temporali. 3 Come ricompensa del lavoro ricevano le cose necessarie al corpo, per sé e per i loro fratelli, eccetto denari o pecunia, 4 e questo umilmente, come conviene a servi di Dio e a seguaci della santissima povertà.
[88] 1 Quei frati ai quali il Signore ha concesso la grazia di lavorare, lavorino con fedeltà e con devozione 2 così che, allontanato l’ozio, nemico dell’anima, non spengano lo spirito della santa orazione e devozione, al quale devono servire tutte le altre cose temporali. 3 Come ricompensa del lavoro ricevano le cose necessarie al corpo, per sé e per i loro fratelli, eccetto denari o pecunia, 4 e questo umilmente, come conviene a servi di Dio e a seguaci della santissima povertà.
COMMENTO
Per san Francesco il lavoro è veramente una grazia, in quanto non solo mette l'uomo nella condizione di valorizzare le capacità date a lui dal Creatore, ma di imitare nostro Signore Gesù Cristo. Il Poverello ha voluto lavorare con le sue mani ed ha voluto che i suoi frati lavorassero, perchè il Figlio di Dio ha lavorato. Ha inoltre salvato in sè la dignità del lavoro lavorando liberamente, per amore, senza cupidigia.
Per san Francesco il lavoro è veramente una grazia, in quanto non solo mette l'uomo nella condizione di valorizzare le capacità date a lui dal Creatore, ma di imitare nostro Signore Gesù Cristo. Il Poverello ha voluto lavorare con le sue mani ed ha voluto che i suoi frati lavorassero, perchè il Figlio di Dio ha lavorato. Ha inoltre salvato in sè la dignità del lavoro lavorando liberamente, per amore, senza cupidigia.
SAN FRANCESCO E LE FONTI 1585
MALATTIE DEL SANTO.
AMORE A CRISTO SOFFERENTE
1585 37. Francesco soffrì per lungo tempo e fino alla morte malattie di fegato, di milza e di
stomaco. Inoltre, quando si recò oltremare, per predicare al soldano di Babilonia e d'Egitto,
contrasse una gravissima infermità agli occhi, a causa della intensa fatica durata nel viaggio,
soprattutto per la violenta calura affrontata andando e ritornando. Non volle però farsi
curare da nessuna di queste malattie, per quanto ne fosse pregato dai suoi fratelli e da molti
che ne sentivano pietà e dispiacere: e ciò per l'ardente amore che fino dalla conversione
portava a Cristo. Per la gran tenerezza e compassione che ogni giorno provava nel contemplare l'umiltà
del Figlio di Dio e nel seguirne gli esempi, quello che riusciva amaro per la sua carne, lo
accoglieva e sentiva come una dolcezza. E talmente si doleva ogni giorno delle sofferenze e
amarezze che Cristo soffri per noi, e tanto se ne affliggeva nell'anima e nel corpo che non si
curava dei propri malanni.
AMORE A CRISTO SOFFERENTE
1585 37. Francesco soffrì per lungo tempo e fino alla morte malattie di fegato, di milza e di
stomaco. Inoltre, quando si recò oltremare, per predicare al soldano di Babilonia e d'Egitto,
contrasse una gravissima infermità agli occhi, a causa della intensa fatica durata nel viaggio,
soprattutto per la violenta calura affrontata andando e ritornando. Non volle però farsi
curare da nessuna di queste malattie, per quanto ne fosse pregato dai suoi fratelli e da molti
che ne sentivano pietà e dispiacere: e ciò per l'ardente amore che fino dalla conversione
portava a Cristo. Per la gran tenerezza e compassione che ogni giorno provava nel contemplare l'umiltà
del Figlio di Dio e nel seguirne gli esempi, quello che riusciva amaro per la sua carne, lo
accoglieva e sentiva come una dolcezza. E talmente si doleva ogni giorno delle sofferenze e
amarezze che Cristo soffri per noi, e tanto se ne affliggeva nell'anima e nel corpo che non si
curava dei propri malanni.
COMMENTO
A molti stupisce che frate Francesco, provato da sofferenze fisiche e morali, col corpo ridotto ad un cumulo di dolori, con l'animo amareggiato dalle delusioni provocate dai suoi figli, sia stato il santo non solo della fedeltà eroica, ma il santo dell'ottimismo e della gioia. Il segreto sta nel suo amore a nostro Signore Gesù Cristo che gli dava, nelle pene, il mezzo più sicuro per essere a Lui conforme. In questa prospettiva, ogni amarezza si cambiava in dolcezza, ogni perdita in guadagno. Lo sia anche per noi.
A molti stupisce che frate Francesco, provato da sofferenze fisiche e morali, col corpo ridotto ad un cumulo di dolori, con l'animo amareggiato dalle delusioni provocate dai suoi figli, sia stato il santo non solo della fedeltà eroica, ma il santo dell'ottimismo e della gioia. Il segreto sta nel suo amore a nostro Signore Gesù Cristo che gli dava, nelle pene, il mezzo più sicuro per essere a Lui conforme. In questa prospettiva, ogni amarezza si cambiava in dolcezza, ogni perdita in guadagno. Lo sia anche per noi.
sabato 16 aprile 2016
SAN FRANCESCO E LE FONTI 690
DALLE FONTI FRANCESCANE 690 "......il servo di Dio deve avere in sè stesso tale ardore di santità di vita, da rimproverare tutti gli empi con la luce dell'esempio e l'eloquenza della sua condotta. Così, ripeto, lo splendore della sua vita e il buon odore della sua fama, renderanno manifesta a tutti la loro iniquità".
San Francesco FF 690
San Francesco FF 690
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