venerdì 16 febbraio 2018

SAN FRANCESCO E LE FONTI 1646-90

Conversione dei tre ladroni
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In un eremitaggio situato sopra Borgo San Sepolcro, venivano di tanto in tanto certi ladroni a domandare del pane. Costoro stavano appiattati nelle folte selve di quella contrada e talora ne uscivano, e si appostavano lungo le strade per derubare i passanti.
Per questo motivo, alcuni frati dell'eremo dicevano: «Non è bene dare l'elemosina a costoro, che sono dei ladroni e fanno tanto male alla gente». Altri, considerando che i briganti venivano a elemosinare umilmente, sospinti da grave necessità, davano loro qualche volta del pane, sempre esortandoli a cambiar vita e fare penitenza.
Ed ecco giungere in quel romitorio Francesco. I frati gli esposero il loro dilemma: dovevano oppure no donare il pane a quei malviventi? Rispose il Santo: «Se farete quello che vi suggerisco, ho fiducia nel Signore che riuscirete a conquistare quelle anime». E seguitò: «Andate, acquistate del buon pane e del buon vino, portate le provviste ai briganti nella selva dove stanno rintanati, e gridate: "Fratelli ladroni, venite da noi! Siamo i frati, e vi portiamo del buon pane e del buon vino". Quelli accorreranno all'istante. Voi allora stendete una tovaglia per terra, disponete sopra i pani e il vino, e serviteli con rispetto e buon umore.
Finito che abbiano di mangiare, proporrete loro le parole del Signore. Chiuderete l'esortazione chiedendo loro per amore di Dio, un primo piacere, e cioè che vi promettano di non percuotere o comunque maltrattare le persone. Giacché, se esigete da loro tutto in una volta, non vi starebbero a sentire. Ma così, toccati dal rispetto e affetto che dimostrate, ve lo prometteranno senz'altro.
E il giorno successivo tornate da loro e, in premio della buona promessa fattavi, aggiungete al pane e al vino delle uova e del cacio; portate ogni cosa ai briganti e serviteli.
Dopo il pasto direte: "Perché starvene qui tutto il giorno, a morire di fame e a patire stenti, a ordire tanti danni nelI'intenzione e nel fatto, a causa dei quali rischiate la perdizione dell'anima, se non vi ravvedete? Meglio è servire il Signore, e Lui in questa vita vi provvederà del necessario e alla fine salverà le vostre anime". E il Signore, nella sua misericordia, ispirerà i ladroni a mutar vita, commossi dal vostro rispetto ed affetto».
Si mossero i frati e fecero ogni cosa come aveva suggerito Francesco. I ladroni, per la misericordia e grazia che Dio fece scendere su di loro, ascoltarono ed eseguirono punto per punto le richieste espresse loro dai frati. Molto più per l'affabilità e l'amicizia dimostrata loro dai frati, cominciarono a portare sulle loro spalle la legna al romitorio. Finalmente, per la bontà di Dio e la cortesia e amicizia dei frati, alcuni di quei briganti entrarono nell'Ordine, altri si convertirono a penitenza, promettendo nelle mani dei frati che d'allora in poi non avrebbero più perpetrato quei mali e sarebbero vissuti con il lavoro delle loro mani.
I frati e altre persone venute a conoscenza dell'accaduto, furono pieni di meraviglia, pensando alla santità di Francesco, che aveva predetto la conversione di uomini così perfidi e iniqui, e vedendoli convertiti al Signore così rapidamente.
COMMENTO:
Possiamo leggere in questo episodio tutta la calda umanità di Francesco e il suo amore generoso per l'altro nella più totale gratuità. Un gesto gratuito quello di Francesco che ci svela il significato più vero di che cosa significa fraternità: accoglienza dell'altro e persino del nemico, perchè fratello, nostro fratello. Sant'Agostino scrisse a commento della prima Lettera di Giovanni: “Ti chiedo perchè ami un nemico? Perché lo ami?[...] tu vedi il nemico che ti avversa, ti aggredisce, ti esaspera. Ma in lui tu vedi un uomo. Tu vedi tutte queste cose che ti contrastano, fatte da un uomo, ma vedi in lui che è stato fatto da Dio. [...] Perciò quando ami il nemico, ami il fratello”.

giovedì 15 febbraio 2018

SAN FRANCESCO E LE FONTI 792

MEDITAZIONE
Una strana logica quella di Gesù: perdere la propria vita per salvarla ! E' la logica della croce, della morte
che conduce alla vita. Morire a se stessi e vivere per Cristo: ecco ciò che rende veramente cristiana la vita di un uomo. "" Infine, chi potrebbe spiegare o chi potrebbe capire come la sua unica gloria sia stata nella croce del Signore? Solo lo può sapere chi, unico, ha avuto la grazia di provarlo. Certo, anche se ne avessimo qualche leggera esperienza, le nostre parole, insudiciate come sono dall'uso di cose comuni e senza valore, non sarebbero in grado di esprimere così grandi meraviglie. E forse, proprio per questo si è dovuto manifestare nella carne, perché sarebbe stato impossibile esprimerlo a parole. Parli dunque il silenzio, dove vien meno la parola, perché dove non soccorre l'espressione, anche la cosa segnata grida da sé. Solo questo ascolti l'orecchio umano, che non è ancora in tutto chiaro per qual motivo sia apparso nel Santo questo mistero; infatti quel tanto che è stato da lui rivelato non si può comprendere che in funzione del futuro. Sarà veritiero e degno di fede, colui al quale saranno testimoni natura, legge e grazia"". FF792.



mercoledì 14 febbraio 2018

SAN FRANCESCO E LE FONTI 1222

 talmente entrata nel loro cuore che essi ne hanno fatto una regola di vita. Essi non devono più sforzarsi di scegliere di amare i poveri e gli ultimi, poiché hanno impostato tutta la loro esistenza su tale modo di essere, come Francesco. La sua vita si appoggiava su tre pilastri: la preghiera, l'elemosina e il digiuno. Il bene che faceva, lo faceva per Dio e per il prossimo, e in questo aveva scoperto una via nuova per la felicità. “”Francesco, uomo evangelico, non si disimpegnava mai dal praticare il bene,.....Perciò,dopo essersi impegnato, secondo l'esigenza dei tempi e dei luoghi, a procacciare la salvezza degli altri, lasciava la folla col suo chiasso e cercava la solitudine, col suo segreto e la sua pace; là, dedicandosi più liberamente a Dio, detergeva dall'anima ogni più piccolo grano di polvere, che il contatto con gli uomini vi avesse lasciato””. FF1222.

lunedì 12 febbraio 2018

SAN FRANCESCO E LE FONTI 678


Vita Seconda di Tommaso da Celano 678
Un'altra volta venne dal Santo la madre di due frati, a chiedere fiduciosamente l'elemosina. Provandone vivo dolore, il Padre si rivolse al suo vicario, frate Pietro di Cattanio: «Possiamo dare qualcosa in elemosina a nostra madre?». Perché chiamava madre sua e di tutti i frati la madre di qualsiasi religioso. Gli rispose frate Pietro: «In casa non c'è niente da poterle dare». «Abbiamo solo--aggiunse --un Nuovo Testamento, che ci serve per le letture a mattutino, essendo noi senza breviario».
Gli rispose Francesco: « Dà alla nostra madre il Nuovo Testamento: lo venda secondo la sua necessità, perché è proprio lui che ci insegna ad aiutare i poveri. Ritengo per certo che sarà più gradito al Signore l'atto di carità che la lettura ».
Così fu regalato il libro alla donna e fu alienato per questa santa carità il primo Testamento che ebbe l'Ordine.

venerdì 4 agosto 2017

FRANCESCO E LE FONTI 2187-2188

F.F. 2187 - 2188
Infatti frate Pacifico che, sopraelevato sui sensi vide e udì che all'umile Francesco era riservata la sede di Lucifero; e frate Salvo che lo vide prescelto da Dio, tra tutti i santi, per una singolare battaglia contro Lucifero, e quell'altro frate che vide Lucifero entrato nella Religione dei frati minori e vestito dell'abito per potere più facilmente in questa maniera vincere Francesco: queste visioni, ed altre simili, se hanno qualche verità, questo vogliono principalmente significare, quello che Cristo dice nel Vangelo: che i primi saranno ultimi e gli ultimi i primi; che molti sono i chiamati ma pochi gli eletti, che i nemici dell'uomo, con l'abito ma non con la vita di Cristo, sono i suoi familiari; che i figli di Abramo e della circoncisione negarono Cristo; che i successori di Cristo e di Pietro arrossiranno della povertà e dell'umiltà nel tempo della vicina desolazione; e che i Minori, di abito e di nome, impugneranno e perseguiteranno la minorità con le parole e con le opere, e la odieranno, agendo da uomini fantastici e pazzi e ostinati, fatti seguaci del principe dell'insipienza dell'errore e dell'incredulità, Lucifero, nemico di Francesco umilissimo e poverissimo e imitatore di Cristo, che essi figli della propria carne, da lui sedotti, esasperarono e addolorarono straziandolo finché visse, con la loro irriverenza incredulità e disobbedienza.
~ La prima guerra fu, dunque, quella della incredulità irriverenza e disobbedienza, contro Francesco, il
fondatore per volere di Cristo e contro quelli che aderivano a lui con amore e verità; contro di essa, Cristo uscì vincendo in Francesco e nei suoi compagni, per vincere mediante la vera povertà e umiltà e regnare trionfalmente nella carità.
Così sia. Amen.




giovedì 27 luglio 2017

SAN FRANCESCO E LE FONTI 638

 Fonti Francescane 638
Gli uomini santi a volte sono portati, per impulso dello Spirito Santo, a manifestare alcune cose che li riguardano, o perché la gloria di Dio esige che si riveli un colloquio o lo richiede il dovere della carità, a edificazione del prossimo.
Per questo, un giorno il beato padre riferì ad un frate, che amava moltissimo, queste parole, che proprio allora aveva riportate dal suo incontro personale intimo con la Maestà Divina:
«Ora (disse) vive sulla terra un servo di Dio, in vista del quale il Signore non permetterà che la fame infierisca sugli uomini, sino a quando vivrà».
Non vi è nulla di vanità in questo, ma è il racconto santo che la carità ha suggerito a nostro bene con parole sante, modeste: quella carità, che non cerca il suo interesse.
E non poteva essere taciuto con un silenzio inutile la prerogativa di un così grande amore di Cristo per il suo servo.
Abbiamo infatti visto tutti coi nostri occhi come siano trascorsi nella pace e nella quiete i tempi, sino a quando è stato in vita il servo di Cristo e quale abbondanza vi sia stata di ogni bene.
Non si pativa fame della parola di Dio, perché i predicatori erano allora soprattutto pieni di fervore ed i cuori di quanti ascoltavano erano graditi a Dio.
Chi portava l'abito religioso rifulgeva per esempi di santità.
L'ipocrisia dei sepolcri imbiancati non aveva ancora intaccato anime così sante, né quanti sanno mascherarsi avevano sparso col loro insegnamento tante novità e tante favole.
Giustamente quindi abbondavano i beni materiali, poiché tutti amavano così sinceramente quelli eterni.

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martedì 11 luglio 2017

SAN FRANCESCO E LE FONTI 816


San Francesco e il Vangelo
9 marzo 2015
DALLE FONTI FRANCESCANE 816
Vita Seconda di Tommaso da Celano
816
220a. Nel nome del Signore Gesù. Amen. Nell'anno della sua Incarnazione 1226, il 3 ottobre, nel giorno che aveva predetto, compiuti vent'anni da quando aveva aderito in modo perfettissimo a Cristo seguendo la vita e le orme degli Apostoli, l'uomo apostolico Francesco, sciolto dai ceppi di questa vita mortale, passò felicemente a Cristo. E sepolto presso la città di Assisi, cominciò a risplendere ovunque per tanti e così vari miracoli, che indusse in breve tempo gran parte del mondo ad ammirare il secolo rinnovato.
Poiché già in diverse parti, si era reso famoso per lo splendore di nuovi miracoli, affluivano da ogni luogo persone gioiose di essere state liberate col suo aiuto dai loro affanni, il signor papa Gregorio, trovandosi a Perugia con tutti i cardinali ed altri prelati, cominciò a trattare la sua canonizzazione. Tutti furono concordi e si dissero favorevoli. Lessero e approvarono i miracoli, che il Signore aveva operato per mezzo del suo servo, ed esaltarono con le più alte lodi la santità della sua vita.
Anzitutto vennero convocati a tanta solennità i principi della terra. Poi, nel giorno fissato, tutto lo stuolo dei prelati e una infinita moltitudine di popolo accompagnarono il Papa in Assisi, per celebrarvi, a maggiore onore del Santo, la sua canonizzazione. Quando tutti si trovarono nel luogo preparato per una circostanza così solenne, da principio papa Gregorio parlò al popolo ed annunziò con affetto dolcissimo le meraviglie del Signore. Poi, con un nobilissimo discorso, tessé le lodi del padre san Francesco, versando lacrime di commozione mentre esponeva la purezza della sua vita.
Finito il discorso, papa Gregorio alzò le mani al cielo e con voce sonora proclamò,...
COMMENTO
Quando il giovanotto di Assisi abbandonò le vanità del mondo e abbracciò la stoltezza della croce di Cristo, gli amici lo considerarono un pazzo e reputarono se stessi savi. Dopo venti anni, il Santo che aveva riposto la speranza in Dio, moriva ammirato e venerato dal mondo intero; i suoi dileggiatori che avevano riposto la speranza nelle vanità, si ritrovarono delusi e a mani vuote. Beati coloro che, convinti dalla canonizzazione del loro glorioso compagno di giovinezza, si saranno convertiti alla speranza vera che non delude.