venerdì 15 gennaio 2016

SAN FRANCESCO E LE FONTI 191

Diceva san Francesco: Coloro che hanno ricevuto l'autorità di giudicare gli altri, esercitino il giudizio con misericordia, così come essi stessi vogliono ottenere misericordia dal Signore; infatti "il giudizio sarà senza misericordia per coloro che non hanno usato misericordia(Gv.2,13)". Dalle F.F.191.




mercoledì 13 gennaio 2016

SAN FRANCESCO E LE FONTI 1710

 DALLE FONTI FRANCESCANE
                                                                                                                                                                 COME GLI FU RIVELATO DAL SIGNORE
CHE I FRATI DOVEVANO CHIAMARSI «MINORI »,
E DOVEVANO ANNUNZIARE LA PACE E LA SALVEZZA

1710 In altra occasione disse il beato Francesco: « L'Ordine e la vita dei frati minori può assomigliarsi a un piccolo gregge, che il Figlio di Dio, in questi ultimi tempi, chiese al suo Padre celeste dicendo: -- Padre, vorrei tu creassi e dessi a me un nuovo popolo e umile in quest'ora ultima, e che fosse dissimile per umiltà e povertà da tutti gli altri che l'hanno preceduto, e fosse contento di non possedere che me--. Rispose il Padre al figlio diletto:--Figlio mio, ti è concesso quanto hai domandato--».

Diceva ancora Francesco che Dio volle e rivelò a lui che i frati si chiamassero « minori », perché questo è il popolo povero e umile, che il Figlio chiese al Padre suo. E di questo popolo che il Figlio di Dio parla nel Vangelo: Non temete, o piccolo gregge, poiché piacque al Padre vostro dare a voi il Regno. E ancora: Quello che avrete fatto a uno dei miei fratelli minori, lo avete fatto a me. Sebbene il Signore alludesse qui a tutti i poveri in spirito, in modo particolare però predisse che sarebbe venuta nella sua Chiesa la schiera dei fratelli minori. Perciò come fu rivelato a Francesco che il suo dovesse chiamarsi Ordine dei frati minori, così fece scrivere nella prima Regola, che egli portò a papa Innocenzo III, il quale l'approvò e concesse, 



annunziandolo poi pubblicamente nel Concistoro.

sabato 9 gennaio 2016

SAN FRANCESCO E LE FONTI 364

DALLE FONTI FRANCESCANE 364
"Carissimi, confortatevi e rallegratevi nel Signore; non vi rattristi il fatto di essere pochi; non vi spaventi la mia e vostra semplicità, perché, come mi ha rivelato il Signore, Egli ci renderà una innumerevole moltitudine e ci propagherà fino ai confini del mondo. Sono costretto a raccontarvi a vostro vantaggio quanto ho veduto; sarebbe più opportuno conservare il segreto, se la carità non mi costringesse a parlarne. Ho visto una gran quantità di uomini venire a noi, desiderosi di vivere con l'abito della santa Religione e secondo la Regola del nostro beato Ordine. Risuona ancora nelle mie orecchie il rumore del loro andare e venire conforme al comando della santa obbedienza! Ho visto le strade affollate da loro, provenienti da quasi tutte le nazioni: accorrono francesi, spagnoli, tedeschi, inglesi; sopraggiunge la folla di altre varie lingue".
Parole di S.FRANCESCO


domenica 22 novembre 2015

SAN FRANCESCO E LE FONTI 800

NOSTRO SIGNORE GESU' CRISTO RE DELL'UNIVERSO L'Agnello immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza e sapienza e forza e onore: a Lui gloria e potenza nei secoli, in eterno
Ap.5,12; 1,6
San Francesco e il Vangelo
3 febbraioModificato
DALLE FONTI FRANCESCANE 800
Vita seconda di Tommaso da Celano
FF 800. (210) Francesco, araldo di Dio, si incamminò sulle vie di Cristo attraverso numerose pene e gravi malattie, e non ritrasse il piede sino a quando coronò il buon inizio con una fine ancora più santa.
(211)......Francesco era già morto a questo mondo, ma Cristo viveva in lui. Le delizie del mondo erano per lui una croce, perchè portava radicata nel cuore la croce di Cristo. E appunto per questo le stimmate rifulgevano all'esterno della carne, perchè, dentro, la sua radice gli si allungava profondissima nell'animo.

SAN FRANCESCO E LE FONTI 263

"Laudato sie, mi Signore, cun tutte le tue creature,specialmente messer lo frate Sole, lo quale è iorno, e illumini noi per lui. Ed ello è bello e radiante cun grande splendore: de te, Altissimo, porta significazione".( FF 263)



Un grande abbraccio di Pace e Bene giunga a tutti VOI ! Emoticon heart

lunedì 16 novembre 2015

SANTA ELISABETTA D'UNGHERIA 17 Novembre 2015

VITA DI S: ELISABETTA Il castello di Wartburg è una costruzione sulla vetta di una montagna circondata da più di cento miglia di foresta, dove nel 1070 sarà costruita la residenza dei langravi di Turingia, che sovrasta la capitale Eisenach.

Ludovico dovette iniziare a regnare in giovane età a causa della morte del padre avvenuta il 25 Aprile del 1217 e prese il nome di Ludovico IV, Conte di Turingia e dell’Assia. Il padre Ermanno I era stato scomunicato dall’arcivescovo di Magonza per dei contrasti politici.
Nella primavera del 1221, si celebrano le nozze tra Elisabetta ormai quattordicenne e lo sposo Lodovico IV di Turingia, che ha ventuno anni, dal quale Elisabetta avrà tre figli:
Ermanno nasce il 28 Marzo nel 1222 (erede della corona, chiamato con il nome del nonno paterno).
Sofia nasce nel 1224 (nome in onore della nonna langravia) e andrà in sposa al duca di Brabante;
Gertrude nel 1227 (divenuta poi monaca premostratense e proclamata santa dalla chiesa). Nasce già orfana del padre.

Il matrimonio di Elisabetta fu felice "Se io amo tanto una creatura mortale - diceva Elisabetta – alla fedele Isentrude – quanto dovrei amare di più il Signore". Elisabetta amava teneramente Ludovico e Ludovico amava lei, per la sua bellezza, la sua gentilezza e la sua grazia. A corte la Duchessa era quasi disprezzata per la sua semplicità nel vestire e per la sua modestia nel vivere.

Assecondata dal consorte, Elisabetta dedicava molto tempo alla preghiera ed esercitava con generosità le opere di misericordia verso i poveri, i lebbrosi, gli appestati, i malati in genere e i bisognosi. Si impegnava nella promozione della giustizia sociale.

Il suo amore per poveri è abbondantemente documentato tuttavia è degno di nota il miracolo del pane trasformato in rose, si afferma che un giorno Ludovico la incontrò mentre correva per la strada con il suo grembiule pieno di pane per i poveri, le chiese cosa stesse portando, lei lascio cadere il grembiule ed invece del pane comparvero magnifiche e fresche rose
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Dalla «Lettera» scritta da Corrado di Marburgo, direttore spirituale di santa Elisabetta (Al pontefice, anno 1232; A. Wyss, Hessisches Urkundenbuch I, Lipsia 1879, 31-35)
Elisabetta incominciò presto a distinguersi in virtù e santità di vita. Ella aveva sempre consolato i poveri, ma da quando fece costruire un ospedale presso un suo castello, e vi raccolse malati di ogni genere, da allora si dedicò interamente alla cura dei bisognosi.
Distribuiva con larghezza i doni della sua beneficenza non solo a coloro che ne facevano domanda presso il suo ospedale, ma in tutti i territori dipendenti da suo marito. Arrivò al punto da erogare in beneficenza i proventi dei quattro principati di suo marito e da vendere oggetti di valore e vesti preziose per distribuirne il prezzo ai poveri.
Aveva preso l'abitudine di visitare tutti i suoi malati personalmente, due volte al giorno, al mattino e alla sera. Si prese cura diretta dei più ripugnanti. Nutrì alcuni, ad altri procurò un letto, altri portò sulle proprie spalle, prodigandosi sempre in ogni attività di bene, senza mettersi tuttavia per questo in contrasto con suo marito.
Dopo la morte di lui, tendendo alla più alta perfezione, mi domandò con molte lacrime che le permettessi di chiedere l'elemosina di porta in porta. Un Venerdì santo, quando gli altari sono spogli, poste la mani sull'altare in una cappella del suo castello, dove aveva accolto i Frati Minori, alla presenza di alcuni intimi, rinunziò alla propria volontà, a tutte le vanità del mondo e a tutto quello che nel vangelo il Salvatore ha consigliato di lasciare. Fatto questo, temendo di poter essere riassorbita dal rumore del mondo e dalla gloria umana, se rimaneva nei luoghi in cui era vissuta insieme al marito e in cui era tanto ben voluta e stimata, volle seguirmi a Marburgo, sebbene io non volessi. Quivi costruì un ospedale ove raccolse i malati e gli invalidi e servì alla propria mensa i più miserabili ed i più derelitti.
Affermo davanti a Dio che raramente ho visto una donna così contemplativa come Elisabetta, che pure era dedita a molte attività. Alcuni religiosi e religiose constatarono assai spesso che, quando ella usciva dalla sua preghiera privata, emanava dal volto un mirabile splendore e che dai suoi occhi uscivano come dei raggi di sole.
Prima della morte ne ascoltai la confessione e le domandai cosa di dovesse fare dei suoi averi e delle suppellettili. Mi rispose che quanto sembrava sua proprietà era tutto dei poveri e mi pregò di distribuire loro ogni cosa, eccetto una tunica di nessun valore di cui era rivestita, e nella quale volle esser seppellita. Fatto questo, ricevette il Corpo del Signore. Poi, fino a sera, spesso ritornava su tutte le cose belle che aveva sentito nella predicazione. Infine raccomandò a Dio, con grandissima devozione, tutti coloro che le stavano dintorno, e spirò come addormentandosi dolcemente.

http://youtu.be/5-A1oBUx-Xc



sabato 14 novembre 2015

SAN FRANCESCO E LE FONTI 709

DALLE FONTI FRANCESCANE 709

"Questo Santo assicurava che la letizia spirituale è il rimedio più sicuro contro le mille insidie e astuzie del nemico. Diceva infatti: "Il diavolo esulta soprattutto, quando può rapire al servo di Dio il gaudio dello spirito. Egli porta della polvere, che cerca di gettare negli spiragli, per quanto piccoli della coscienza e così insudiciare il candore della mente e la mondezza della vita. Ma - continuava - se la letizia di spirito riempie il cuore, inutilmente il serpente tenta di iniettare il suo veleno mortale. I demoni non possono recare danno al servo di Cristo, quando lo vedono santamente giocondo. Se invece l'animo è malinconico, desolato e piangente, con tutta facilità o viene sopraffatto dalla tristezza o è trasportato alle gioie frivole ".
Per questo il Santo cercava di rimanere sempre nel giubilo del cuore, di conservare l'unzione dello spirito e l'olio della letizia. Evitava con la massima cura la malinconia, il peggiore di tutti i mali, tanto che correva il più presto possibile all'orazione, appena ne sentiva qualche cenno nel cuore.
"Il servo di Dio - spiegava - quando è turbato, come capita, da qualcosa, deve alzarsi subito per pregare, e perseverare davanti al Padre Sommo sino a che gli restituisca la gioia della sua salvezza. Perché, se permane nella tristezza, crescerà quel male babilonese e, alla fine, genererà nel cuore una ruggine indelebile, se non verrà tolta con le lacrime"

(dalla vita di San Francesco - Fonti Francescane n.709).